Alternatività del rimedio amministrativo (TAR Marche n. 357 del 3-6-2016) – Morena LUCHETTI

La Rivista di Diritto Maceratese ha il piacere di ospitare un secondo contributo dell’Avv. Morena Luchetti del nostro Foro in tema di alternatività dei rimedi amministrativi; il precedente venne pubblicato in data 26 maggio 2016 sull’argomento del diniego di autorizzazione paesaggistica.

Buona lettura!

Paolo M. Storani

 

Sentenza breve TAR Marche n. 357 del 2016 depositata il 3.6.2016

L’interessante pronuncia del tribunale amministrativo marchigiano affronta il tema dell’alternatività del rimedio amministrativo (ricorso Tar e ricorso straordinario al Presidente della Repubblica) rispetto alla valenza dell’atto e, soprattutto, rispetto al suo collegamento con l’atto presupposto oggetto autonomo di impugnativa.

Come noto, il sistema di tutela giurisdizionale presuppone che se un atto è impugnato con l’uno dei due rimedi innanzi richiamati, lo stesso non possa essere gravato con l’altro rimedio.

Il provvedimento deve, ovviamente, essere lo stesso affinché operi pienamente e correttamente il predetto principio dell’alternatività.

Il ricorso attivato per secondo, nelle ipotesi “ordinarie”, risulterà essere quello inammissibile, vista la “pendenza” dello stesso contenzioso dinanzi altra sede.

Se, invece, ad essere contrastati sono atti ulteriori rispetto a quello gravato, allora è necessario ricorrere agli istituti della invalidità c.d. caducante ed invalidità c.d. viziante al fine di dirimere la questione.

Mentre, difatti, nell’ambito della invalidità c.d. caducante rientrano quei casi nei quali l’atto conseguente (o derivato, o comunque collegato e aderente a quello gravato) subisce l’effetto della sua intrinseca caducazione (automatica) una volta annullato l’atto presupposto, nell’ipotesi di invalidità c.d. viziante tale atto produce effetti solamente vizianti rispetto a quelli successivi, i quali, pertanto, per essere travolti, dovranno essere autonomamente impugnati.

Ne discende, nel caso di specie sottoposto allo scrutinio del TAR, che rispetto ad un avviso d’asta emanato dalla P.A. per la vendita di un bene di natura mobile (contratto attivo) impugnato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, la determina di aggiudicazione della gara (con cui è designato il soggetto aggiudicatario e nei cui confronti l’atto spiega i suoi effetti) costituisca, tenuto conto del succitato concetto, l’atto ulteriore impugnabile autonomamente con il ricorso al tribunale amministrativo regionale, nel rispetto del principio del contraddittorio.

Il Tar è dunque tenuto, in casi come questi, ad esprimersi nel merito dell’affare, una volta appurato che il contraddittorio si è correttamente instaurato ed il controinteressato ha modo di difendersi.

Cenni sono, poi, riservati al riparto di giurisdizione tra G.A. e G.O. nella misura in cui il tribunale, affermando il consolidato principio secondo cui l’attività materiale della p.a. (ovvero quella posta in essere in assenza di un atto amministrativo che la presupponga o di un atto che, pur presupponendola, non la preveda espressamente) è sussumibile nella giurisdizione ordinaria, rimarca il dato della risarcibilità del danno causato dalla stessa P.A. sul piano privatistico al pari di ogni altro soggetto di diritto.

 

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