Art. 49 Cod. Nav. e sua interpretazione “autentica”: la devoluzione può non essere gratuita (Cass. civ., Sez. I, 14 febbraio 2017, n. 3842) – Morena LUCHETTI

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE 1 CIVILE, 14 FEBBRAIO 2017 N. 3842
Art. 49 Cod. Nav. e sua interpretazione “autentica” – La devoluzione può non essere gratuita

La pronuncia è di estremo interesse.
Apre a riflessioni molteplici, per questo merita puntuale segnalazione, anche, e non ultimo, in considerazione del suo innestarsi nel solco – che più volte ho sottolineato – dell’intrinseca commistione di profili civilistici e pubblicistici nel titolo concessorio.
Il fatto. L’Agenzia del Demanio (AD) ricorre avverso la sentenza di secondo grado emessa a conferma della pronuncia di primo (grado) con cui, brevemente, lo Stato è condannato a corrispondere alla società concessionaria l’indennizzo per arricchimento senza causa (art. 20141 c.c.) per l’opera eretta sul demanio marittimo.
Risulta che, ad un certo punto, lo Stato abbia provveduto a sdemanializzare l’area interessata, provvedendo a norma dell’art. 35 Cod. Nav. ad escludere dal demanio marittimo alcune zone evidentemente ritenute non più utilizzabili per i pubblici usi del mare. L’iter pare sollecitato dalla stessa società concessionaria, la quale, una volta intervenuto il Decreto Ministeriale di cui all’art. 35 predetto, ritiene essere dallo stesso atto confermata – e “provata” – la “sclassifica” del bene demaniale (da demaniale a patrimoniale) e, pertanto, avanza la richiesta di indennizzo per arricchimento ingiustificato, accolta in entrambi i primi due gradi di giudizio. La misura dell’indennizzo è data, da un lato, dal depauperamento della società che fino a prima della sdemanializzazione risultava proprietaria di un manufatto dalla stessa realizzato avente un determinato valore di costruzione, dall’altro dal vantaggio derivato allo Stato in virtù dell’accessione del bene al suolo, cui dovevano aggiungersi anche i costi della “sanatoria” per essere stato il cespite in gran parte (ad esclusione di una terrazza) sanato con condono. Il bene era dunque “appetibile” sotto il profilo commerciale.
La Corte ribalta l’esito processuale.
Seppur eretto in costanza di concessione demaniale (quando la stessa era vigente e produttiva di effetti), con conseguente titolarità in capo al concessionario, dinanzi alla sdemanializzazione ed alla cessazione del titolo il bene è trasferito e acquisito ipso iure allo Stato.
Il predetto punto è diffusamente analizzato dalla Corte, che instilla l’interpretazione dell’art. 49 nei termini seguenti:
La devoluzione delle opere inamovibili di cui all’art. 49 Cod. Nav. è principio di ordine generale che non soffre deroga alcuna nemmeno nel caso in cui vi sia la sdemanializzazione dell’area ed il bene transiti nel patrimonio dello Stato;
Il manufatto, pur non insistendo più sul demanio marittimo, resta comunque acquisito allo Stato, senza che a tale conseguenza il concessionario possa validamente opporsi; l’art. 49, avendo portata generale ed applicazione diretta anche nelle ipotesi di sdemanializzazione, produce l’effetto automatico dell’acquisizione allo Stato, e l’atto di “incameramento” nulla aggiunge alla devoluzione perché è atto meramente ricognitivo non incidente sul trasferimento della proprietà già perfezionatasi;
Il punto, e lo snodo, dell’acquisizione è dato dalla cessazione della concessione, che è evento collegato a molteplici circostanze, quali la scadenza del rapporto, la sdemanializzazione (come nel caso specifico) etc, ritenendola fonte del ridetto effetto, il quale, de plano, è prodotto proprio in quanto e nella misura in cui la concessione del bene demaniale viene a spirare;
Ne consegue che erroneo è l’assunto secondo il quale solo con la scadenza della concessione nel senso di cessazione del relativo periodo l’effetto devolutivo si verifichi, dovendosi invero ritenere che tale effetto scaturisce anche nell’ipotesi di sdemanializzazione ed in quella di rinnovo della concessione (che implica un nuovo titolo, diversamente che nel caso della proroga);
Reca l’art. 49 “Salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di concessione, quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso, salva la facoltà dell’autorità concedente di ordinarne la demolizione con la restituzione del bene demaniale nel pristino stato” di talché è cristallina la previsione di legge in termini di rapporto tra “devoluzione delle opere” e “scadenza della concessione”
La devoluzione è gratuita, non applicandosi l’art. 934 e 936 c.c. ed essendo l’accessione, appunto, gratuita;
Riguardo tale ultimo aspetto, l’inciso “salvo che non sia diversamente stabilito nell’atto di concessione” va interpretato nel senso che è in facoltà delle parti derogare convenzionalmente la gratuità, con l’eventuale inserimento nel titolo di un corrispondente economico.

In disparte la questione inerente “rinnovo” e “proroga” della concessione, che nel tempo la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha, nella sostanza, assimilato l’uno all’altra ritenendo di fatto in entrambe le ipotesi esistere una reale prosecuzione del rapporto senza soluzione di continuità, appare di certo rilievo l’aver coniugato la devoluzione a qualsiasi forma di cessazione del rapporto concessorio ed averne sottolineato la gratuità, in difetto di diversa previsione nell’atto di concessione.
Il trasferimento del “diritto” può dunque, convenzionalmente, essere sottoposto a condizioni economiche che devono trovare sede nella concessione. L’apporto “privato” può cambiare, in certa misura, la fine del rapporto.

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