Cass. Civ., Sez. VI, ord. 5.10.2015, n. 19559 – Un noto piano finanziario sotto la lente della magistratura – Francesca IPPOLITI

Avv. Francesca IPPOLITI del Foro di Macerata, redattrice della Rivista di Diritto Maceratese

Cassazione Civile Sezione VI, ordinanza del 30 settembre 2015 n. 19559 – pubblicata 5 ottobre 2015: il piano finanziario “4You” non realizza un interesse meritevole di tutela per contrasto con i principi generali ricavabili dagli artt. 47 e 38 della Costituzione circa la tutela del risparmio e l’incoraggiamento delle forme di previdenza anche privata.

Con l’ordinanza n.19559/2015 pubblicata ieri, 5 ottobre 2015, la Cassazione ha stabilito che “non integra, ai fini del secondo comma dell’art, 1322 cod, civ., un interesse meritevole di tutela da parte dell’ordinamento, per contrasto con i principi generali ricavabili dagli artt. 47 e 38 della Costituzione circa la tutela del risparmio l’incoraggiamento delle forme di previdenza anche privata, quello perseguito mediante un contratto atipico fondato sullo sfruttamento delle preoccupazioni previdenziali del cliente da parte degli operatori professionali mediante operazioni negoziali complesse di rischio e di unilaterale riattribuzione del proprio rischio d’impresa, in ordine alla gestione di fondi comuni comprendenti anche titoli di dubbia o problematica redditività nel proprio portafoglio, in capo a colui a cui il prodotto è stato espressamente presentato come rispondente alle sue esigenze di previdenza complementare, quale piano pensionistico a profilo di rischio molto basso e con possibilità di disinvestimento senza oneri in qualunque momento; pertanto, non è efficace per l’ordinamento il contratto atipico il quale, in dette circostanze, consista, tra l’altro, nella concessione di un mutuo, di durata ragguardevole, all’investitore destinato all’acquisto di prodotti finanziari della finanziatrice ed in un contestuale mandato alla banca ad acquistare detti prodotti anche in situazione di potenziale conflitto di interessi”.

Commento a cura dell’Avv. Francesca Ippoliti

Il prodotto finanziario denominato “4 You” è noto alla cronaca giudiziaria dell’ultimo quinquennio essere di natura atipica e di notevole durata, nonché per il suo discostarsi (troppo) dallo schema del contratto di mutuo. Il prodotto dirotta, infatti, le somme messe a disposizione dall’investitore verso incontrollate forme di investimento senza consentire all’investitore di intervenirvi, esponendolo a qualsivoglia pregiudizio economico.

Già la Corte di Appello di Salerno, con sentenza 30 settembre 2009, aveva provveduto ad evidenziare che lo schema contrattuale del prodotto “4 You”, così come pensato ed organizzato, non poteva essere ritenuto meritevole di tutela giuridica ex art. 1322 c.c. in quanto eccessivamente squilibrato a vantaggio di un contraente (istituto di credito), ben oltre la normale alea contrattuale.

Con una prima sentenza emanata nel 2012, la Suprema Corte ha preso posizione sull’importanza del dovere di trasparenza, correttezza e di obblighi informativi nei confronti della clientela, tutti violati nella fattispecie in quanto dimostrato per tabulas che il cliente fosse persuaso di avere sottoscritto un piano previdenziale, realizzando solo successivamente di avere contratto un vero e proprio mutuo con, sottesi, strumenti finanziari gestiti dall’emittente (cfr Cassazione Civile, Sez. I, 3 febbraio 2012, n. 1584). Aspetto, quest’ultimo, che rimaneva pressoché taciuto, poiché non evidenziato in nessuna parte del contratto di investimento, come invece risulta obbligatorio in virtù del TUF (D.Lgs 58/1998 e regolamento Consob di attuazione n.° 13355/2998).

Nel caso trattato oggi dalla Suprema Corte, il prodotto finanziario “4 You” è stato addirittura presentato come “piano pensionistico integrativo a profilo di rischio molto basso e con possibilità di disinvestire in qualunque momento, senza alcun onere”. Ne è derivato il coinvolgimento di principi fondamentali dell’ordinamento (cfr. artt. 38 e 47 della Costituzione).

Le ragioni che hanno indotto gli ermellini a giudicare insussistente la meritevolezza della causa concreta sono state le seguenti:

a) la facoltà unilaterale e discrezionale della preponente di determinare la composizione dei fondi, anche in posizione di conflitto di interesse;

b) la facoltà unilaterale e discrezionale della preponente di includere, nella composizione dei fondi, prodotti finanziari e titoli di redditività particolarmente dubbia e, verosimilmente, in contrasto con la propensione al rischio del cliente;

c) la insussistenza della finalità previdenziale, ad onta della volontà del cliente.

Per i numerosi casi ancora pendenti nelle corti di merito, a questo punto, si presagisce un futuro di rapido decorso giudiziario.

 

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