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Addebito della separazione al marito, anche per un solo episodio di percosse e lesioni alla moglie, da ritenersi di per sé fatto gravemente lesivo della dignità della persona umana (Sent. Trib. Macerata, n. 947/2017 pubbl. il 18/09/2017) – Letizia MURRI

Addebito della separazione al marito, anche per un solo episodio di percosse e lesioni alla moglie, da ritenersi di per sé fatto gravemente lesivo della dignità della persona umana (Sentenza del Tribunale di Macerata, n. 947/2017 pubbl. il 18/09/2017).

Interessante pronuncia del Tribunale di Macerata, in materia di separazione dei coniugi, in una situazione in cui le parti avevano formulato reciprocamente una richiesta di addebito della separazione.
Nella specie, in costanza di matrimonio, la signora S. era costretta a lasciare la casa coniugale, per un’aggressione violenta da parte del marito, Signor M., per il quale era dovuta ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
Fatto rientro a casa, trovava il portone chiuso dall’interno e il marito, replicandosi in un atteggiamento di sopraffazione nei confronti della moglie, le impediva di farvi rientro, nemmeno per recuperare gli effetti personali.
Da qui prendeva le mosse il procedimento di separazione giudiziale, con richiesta della donna di addebito della separazione al coniuge ex art. 151 comma 2 c.c.
Si costituiva in giudizio il Signor M., il quale chiedeva a sua volta l’addebito della separazione alla coniuge, per aver inspiegabilmente e improvvisamente abbandonato la dimora coniugale, lasciandolo in condizioni precarie. Chiedeva infatti anche l’attribuzione di un assegno mensile di mantenimento da porsi a carico della moglie.
Terminata l’istruttoria, nel corso della quale venivano escussi quali testimoni i figli maggiorenni della coppia, all’esito del giudizio il Tribunale di Macerata si è pronunciato per l’accoglimento della richiesta ex art. 151 comma 2 c.c. formulata dalla moglie ed il rigetto invece della stessa domanda di addebito avanzata dal marito. Conseguentemente veniva rigettata anche la richiesta di quest’ultimo al riconoscimento di un assegno mensile di mantenimento, con condanna a suo carico alla rifusione delle spese di lite ex art. 91 c.p.c..
Queste le principali argomentazioni (testualmente) a sostegno della decisione:
“la gravità della violenza posta in essere nei confronti della moglie, unitamente alla estrema rilevanza della successiva condotta di contrasto al rientro della donna in casa, rende piena contezza della sicura riconducibilità della fine dell’unione matrimoniale al comportamento del resistente, violento e prevaricatore nei confronti della moglie, tale da aver reso impossibile la prosecuzione della vita coniugale”.
“A tal riguardo, infatti, poco rilevante può ritenersi una eventuale (e non provata) preesistente condizione di disagio o di vera e propria crisi che può aver contraddistinto l’ultima fase dell’unione matrimoniale (potendo essersi trattato di condizione magari tollerata da entrambe le parti, come spesso accade), laddove come nel presente caso l’unione abbia in realtà trovato bruscamente termine nel comportamento violento dell’uno nei confronti dell’altra, a nulla rilevando l’episodicità del fatto violento, stante la sua inaudita gravità.”
“Anche un solo episodio di percosse e lesioni deve ritenersi di per sé fatto gravemente lesivo della dignità della persona umana, rappresentando comportamento che costituisce affermazione della supremazia di una persona sull’altra e disconoscimento della parità della dignità di ogni soggetto, principio quest’ultimo che sta invece alla base di tutti i diritti fondamentali considerati dalla Costituzione (così: Cass. Civ. 817/11).”

Conforta apprendere che il Tribunale di Macerata, coerentemente ad una prassi giurisprudenziale di legittimità e di merito, abbia attribuito alle violenze domestiche, pur se uniche o episodiche, la valenza di comportamenti di per sé idonei a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia e a costituire giusto motivo di addebito della separazione. Ciò superando analisi troppo rigorose in ordine alla preesistenza di una condizione di disagio o di crisi dell’unione matrimoniale. In queste ipotesi, appare quindi stemperata l’interpretazione giurisprudenziale che in materia di addebitabilità della separazione esige, anche a livello probatorio, la dimostrazione che il comportamento contrario ai doveri coniugali sia stato causa determinante la crisi familiare.
Si cita una recentissima pronuncia della Cassazione Civile, Sez. I, la n. 22689/17, pubblicata appena qualche giorno fa (28 settembre u.s.) che, nel riaffermare il principio in base al quale basta un solo episodio di percosse per far scattare l’addebito della separazione, enuncia altresì l’esonero del giudice da una analisi comparativa degli atti di violenza con gli eventuali comportamenti contrari ai doveri coniugali di chi li ha subiti, a meno che non si tratti di comportamenti omogenei per gravità.

 

Avv. Letizia Murri