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Accertamenti ICI e concrete caratteristiche dell’area (CTP Macerata 30-3-2016, Est. Sandra Menichelli) – Marisa ABBATANTUONI

L’Avv. Marisa Abbatantuoni segnala un’interessante sentenza della Commissione Tributaria di Macerata  che affronta questioni di rito e di merito inerenti all’accertamento ICI da parte della società Civitas srl, Concessionaria per la riscossione e 

l’accertamento dei tributi ICI e Tarsu del Comune di Civitanova Marche.
La vicenda attiene all’omesso versamento ICI anno 2009 da parte di una
società proprietaria di un area fabbricabile sita in Civitanova Marche
nei pressi del centro commerciale Cuore Adriatico.
L’accertamento emesso dall’Ente si basava esclusivamente sulle tabelle
approvate con delibere consiliari del Comune di Civitanova Marche, senza
tenere conto delle concrete caratteristiche dell’area. Quest’ultima,
anche a seguito di provvedimenti comunali in parte illegittimi come
statuito dal Consiglio di Stato, si era vista ridurre la capacità
edificatoria e quindi il conseguente valore venale.
Il Collegio maceratese con la sentenza n. 105/2016 del 30 marzo 2016
aderendo ad una costante giurisprudenza ha statuito che “le delibere
consiliari sono assimilabili agli studi di settore, trattandosi di fonti
di presunzioni dedotte da dati di comune esperienza idonei a costituire
supporti razionali offerti dall’Amministrazione al giudice – come i
bollettini di quotazioni di mercato e i notiziari Istat”. L’Ente locale
non era quindi legittimato all’azione accertativa in assenza di
“ulteriori elementi di valutazione” che nel caso specifico non sono
stati forniti. La contribuente ha contrapposto alle presunzioni
dell’Ufficio una serie di documenti attestanti le reali potenzialità
edificatorie dell’area oggetto d’imposizione, elementi che secondo il
relatore Avv. Sandra Menichelli” sono idonei a vincere la presunzione
di valore dell’area a favore dell’Ufficio”.
Al fine di una corretta imposizione fiscale, come prevista dall’art. 53
Cost., la sentenza in commento dovrebbe essere letta anche alla luce
della recente Sentenza della Corte di Cassazione a Sez. unite n.
7665/2016 che ha affermato che il giudicato del giudice amministrativo
di annullamento dell’atto amministrativo generale o un regolamento fa
stato nel processo tributario e, più in generale, in ambito fiscale,
anche nei confronti di coloro i quali non hanno partecipato al processo
amministrativo.

Scritture contabili: la Cassazione, Sez. V, n. 9834 del 13 maggio 2016 svincola il contribuente dalla conservazione a tempo indeterminato – Marisa ABBATANTUONI

Breve sunto della sentenza della Cass. Civ. n. 9834 del 13 maggio 2016 di sicuro interesse per i professionisti, sui quali vige l’obbligo di conservazione dei documenti contabili per finalità tributarie per 10 anni.
La Cass. Civ. ha chiarito che le scritture contabili debbono essere conservate dal contribuente non oltre il termine decennale dall’emanazione o dalla formazione dell’atto.
Da ciò discende che l’obbligo previsto dall’art. 22 del DPR 600/1973 di conservazione delle scritture contabili ai soli effetti tributari, fino alla scadenza dei termini dell’accertamento, e quindi anche oltre il termine decennale previsto dall’art. 2220 c.c., possa applicarsi solamente “se l’accertamento che sia iniziato prima del decimo anno non sia stato ancora definito“.

La sentenza svincola il contribuente  dalla conservazione a “tempo indeterminato” delle scritture contabili.

Marisa Abbatantuoni

Per l’Ufficio raddoppio dei termini per l’accertamento solo se ha trasmesso la denuncia tempestivamente (CTR Roma 19-1-2016) – Marisa ABBATANTUONI

La Collega Marisa ABBATANTUONI fornisce alla Rivista di Diritto Maceratese un commento della sentenza 951/2016 della Commissione Tributaria Regionale di Roma pronunciata il 19 gennaio 2016 e depositata il 22 febbraio 2016 che alimenta l’altalenante orientamento delle corti di merito, questa volta a favore del contribuente, sul raddoppio dei termini per l’accertamento fiscale.
La vicenda trae spunto da un accertamento notificato al contribuente nell’anno 2012 per anno d’imposta 2002, usufruendo del beneficio del raddoppio dei termini in presenza dei reati previsti dal D. Lgs 74/2000.
Il Collegio romano stabilisce che “l’Ufficio può beneficiare dell’allungamento dei termini per l’accertamento solo se ha trasmesso la denuncia, per uno dei reati previsti dal D. Lgs. 74/2000, prima della scadenza dei termini ordinari previsti in materia di imposte dirette e Iva”; interpretazione fra l’altro confermata dalla legge di Stabilità 2016.

La tassazione del diritto di superficie (Comm. Trib. Prov. Macerata 6-4-2016, Pres. Fazi, Est. Menichelli) – Marisa ABBATANTUONI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo contributo della Collega Marisa ABBATANTUONI a commento della pronuncia depositata in segreteria il 6 aprile 2016 dalla Commissione Tributaria Provinciale, Sez. II, presieduta dall’Avv. Giancarlo FAZI, Relatrice l’Avv. Sandra MENICHELLI; l’altro componente del Collegio è l’Avv. Carlo STRINATI.

Buona lettura.

“La CTP di Macerata annulla l’Avviso di Accertamento emesso dall’AE di Macerata con il quale veniva rideterminato il reddito imponibile ai fini IRPEF in virtù della Circolare 36/E 2013 AE sull’annosa questione della tassazione del trasferimento del diritto di superficie.
La vicenda traeva origine dal PVC elaborato dalla GDF – Tenenza di Camerino (MC) con il quale gli agenti accertatori in virtù della loro attività d’ispezione avevano constato che la parte aveva costituito un diritto reale di superficie afferente un terreno agricolo di proprietà a favore della Soc. Leasint SPA finalizzato all’installazione di pannelli fotovoltaici.

La contribuente sottoponeva il corrispettivo pattuito per la costituzione del diritto di superficie alla tassazione prevista dall’art. 67, comma 1, lett. b del TUIR che includeva tra i redditi diversi “le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni acquistati o costruiti da non più di cinque anni” escludendo quindi dalla tassazione quelli posseduti da più di cinque anni come nel caso de quo. Tuttavia, la GDF prima, e l’AE dopo sostenevano che la cessione di beni immobili a titolo originario non può essere ricondotta fra le fattispecie ricomprese nell’attuale art. 67, comma 1, lett. b del TUIR, ma all’interno della diversa lettera “l” in virtù di una “ innovativa” interpretazione della fattispecie in esame intervenuta a seguito della circolare AE 36/2013 così da elaborare una maggiore IRPEF a carico della contribuente pari ad € 186.590,00 al quale dovevano aggiungersi sanzioni ed interessi.
La CTP di Macerata riconosce il trasferimento del diritto di superficie come riconducibile all’interno dei redditi derivanti dal trasferimento di un diritto reale di godimento e non come sostenuto nella circolare AE 36/2013 all’interno dell’art. 67 lett l TUIR, ossia “derivanti dall’assunzione di obblighi di fare, non fare, permettere”.

Accertamento previdenziale: cosa accade in caso di successivo annullamento ad opera della Commissione Tributaria (Trib. Civ. Macerata, Sez. Lav., 15.3.2016, n. 111 – Giud. Giovanni IANNIELLI)

Ringraziamo la Collega Marisa ABBATANTUONI per avere segnalato la recente sentenza emessa dal Giudice del Lavoro.

La Sezione Lavoro del Tribunale Civile di Macerata – Giud. Giovanni Iannielli accoglie il ricorso del socio che si vedeva rideterminare le somme a titolo di contribuzione previdenziale a seguito di accertamento del maggior reddito da parte dell’Agenzia delle Entrate di Macerata.
L’illegittimità della pretesa dell’INPS consegue alla non definitività della pretesa tributaria da parte dell’Agenzia fiscale nonché alla soccombenza di quest’ultima innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale.

“Nel caso che ci occupa, – evidenzia l’Estensore – va evidenziato che l’INPS ha emesso in base all’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate competente il contestato avviso di addebito, nonostante fosse pendente ricorso tributario contro l’avviso di accertamento e ciò in violazione del disposto di cui all’art. 24, comma 3, del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, valido anche in caso di accertamenti eseguiti da enti diversi da quello previdenziale…”

“L’emissione di un accertamento previdenziale (con conseguente avviso di addebito) successivo all’accertamento fiscale espone senza dubbio di sorta l’istituto previdenziale a soccombenza e responsabilità nel caso in cui l’accertamento di base (presupposto anche per il recupero di contributi previdenziali) venga annullato ad opera della Commissione Tributaria competente, come è avvenuto nel caso che ci occupa”.

 

Le preclusioni probatorie del contribuente nel processo tributario – Marisa ABBATANTUONI

La nostra Rivista di Diritto Maceratese pubblica un contributo della Collega Marisa Abbatantuoni in tema di diritto tributario prendendo le mosse da una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, la n. 5734 del 23 marzo 2016.

Buona lettura!

Ai sensi dell’art. 32, comma 4 del DPR n. 600/1973, le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti
dell’Ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa
Il successivo comma 5, però, prevede che le cause di inutilizzabilità non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile.
La giurisprudenza Cass. Sez. Unite, sentenza n. 45/2000, aveva sancito  sostanzialmente che le preclusioni probatorie necessitavano per il loro utilizzo di un volontario rifiuto di esibizione, nonché della condotta dolosa del contribuente che aveva di fatto impedito l’ispezione della documentazione.

Recentemente inoltre una parte della giurisprudenza Cass. nn. 8539/2014, 7226/2015, 24503/2015  aveva  previsto che anche il comportamento colposo dettato da negligenza ed imperizia nella conservazione delle scritture contabili potesse legittimare l’inoperatività delle preclusioni.
A tale orientamento, tuttavia, se ne contrappone un altro sostanzialmente inverso Cass. nn. 11228 e 9745 del 2015.

In questo contesto s’inserisce la sentenza Cassazione n. 5734 del 23 marzo  2016 che ammette l’operatività delle preclusioni a favore dell’Ufficio ogni qual volta il contribuente ometta o sia tardivo nell’esibizione documentale, prescindendo quindi dalle cause sottostanti al suo comportamento e di fatto impedendo una efficace difesa avuto riguardo anche all’inapplicabilità dell’art. 58 del D. Lgs 546/1992“.

Gli accertamenti fiscali alle associazioni e società sportive – Guido MARTINELLI

Ringraziamo sentitamente l’Avv. Guido Martinelli del Foro di Bologna (Studio Legale Associato Martinelli Rogolino) per averci fornito il materiale, visibile cliccando sul file sottostante, relativo alla relazione che ha tenuto al convegno “Lo sport è un diritto“, svoltosi a cura dell’Ordine degli Avvocati di Macerata il 12 febbraio 2016.

L’evento, moderato dal Presidente, Avv. Stefano Massimiliano Ghio, è stato presentato dall’Avv. Luisella Cellini ed ha avuto quale insolita ed affascinante cornice il Palas di Civitanova Marche che vede abitualmente le gesta della Volley Lube.

L’intervento dell’Avv. Martinelli, corredato da schemi e tabelle che ne rendono la veste grafica assai gradevole, è incentrato sull’amletica realtà delle associazioni sportive dilettantistiche (in acronimo ASD), giudicate dall’Amministrazione finanziaria ad alto rischio di evasione in quanto si tratta talvolta di uno schermo per nascondere l’interposizione in una reale attività commerciale.

In ordine alla responsabilità delle persone fisiche ed alle attività gestorie concretamente svolte in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta, la relazione dell’Avv. Martinelli si conclude con il richiamo a due sentenze della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione: n. 16344/2008 e n. 19486/2009.

La prima, la n. 16344, decisa nella camera di consiglio del 27.2.2008, relativa ad un’Associazione siciliana che ricorreva nei confronti del Ministero dell’Economia, risale al 17 giugno 2008 ed è opera dell’estensore Mario Cicala.

La seconda, la n. 19486, decisa nella camera di consiglio del 3 luglio 2009, di cui è relatrice, ancora nell’ambito della Sez. Trib. del S.C., la Consigliera Eugenia Marigliano, risale al 10 settembre 2009 e riguardava un’associazione del padovano, ricorrente sempre nei confronti del Ministero dell’Economia.

In sintesi, per adoperare le espressioni con le quali si conclude la relazione dell’Avv. Martinelli, “è onere dell’Agenzia delle Entrate, qualora intenda agire nei confronti delle persone fisiche, in qualità di coobbligati in solido con l’associazione, al fine di soddisfare i debiti tributari accertati in capo all’ente, dare prova di chi sia colui o coloro che hanno svolto attività gestorie in nome e nell’interesse dell’associazione, non essendo da sola sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita e tale principio è ormai pacificamente applicabile anche ai debiti tributari”.

Buona lettura, dunque, ai visitatori della Rivista di Diritto Maceratese (Paolo M. Storani).

avv. MARTINELLI (1)

Illecito penale – tributario. Principio del “doppio binario” e ne bis in idem

Il nostro ordinamento interno prevede il principio del “doppio binario” tra processo penale e processo tributario.
Così, chi viene accusato di un fatto previsto come illecito dal nostro sistema fiscale e viene assoggettato ad azione amministrativa di accertamento e recupero da parte del Fisco, ove tale fatto integri gli estremi di reato, subisce parallelamente l’azione penale e i due procedimenti restano indipendenti.
L’attuale orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tuttavia, indicherebbe una lettura diversa dei rapporti tra sistemi, tesa ad evitare la violazione del principio ne bis in idem.
Avv. Ilaria Corridoni

TAGLIO ALLA “TASSA SUI DEBITORI”, EQUITALIA RIDUCE L’AGGIO DALL’ 8% AL 6%.

Novità in discussione al Consiglio dei Ministri del 26 Giugno 2015, i 5 provvedimenti riguarderanno (sanzioni, interpello e contenzioso, agenzie fiscali e decreto taglia tasse).
In attesa della decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’aggio, l’Agente della Riscossione prova ad avvicinarsi ai contribuenti con la riduzione dell’aggio da corrispondere per i pagamenti effettuati oltre i 60 gg. dalla notifica della cartella.

Avv. Marisa Abbatantuoni