Claims made: il responso delle Sezioni Unite (Cass., Sez. U., 6-5-2016, n. 9140) – Paolo M. STORANI

di Paolo M. Storani – Recentissima ed attesa pronuncia a Sezioni Unite sulla famigerata clausola claims made delle polizza di responsabilità professionale.
Cass. Sez. Unite, 6 maggio 2016, n. 9140, Pres. Renato Rordorf, Rel. Adelaide Amendola.
Un uomo chiedeva il risarcimento dei danni patiti per effetto della condotta dei medici di un Ospedale, che lo avevano avuto in cura.
In prime cure domanda attore a accolta.

Orbene, il Tribunale condannava il nosocomio al pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento, dichiarando tutte le compagnie assicurative chiamate in causa tenute a manlevare la responsabile-assicurata nei limiti previsti dai contratti di polizza.
La Corte territoriale, riformando la pronuncia del Tribunale, affermava la piena validità della clausola claims made inserita nella polizza, escludendone, quindi, il carattere vessatorio «rilevando che la stessa, lungi dal rappresentare una limitazione della responsabilità della società assicuratrice, estende la copertura ai fatti dannosi verificatisi prima della stipula del contratto».

Il Primo Presidente del Supremo Collegio ha ritenuto che la controversia presentasse una questione di massima di spiccata importanza e disponeva che la fattispecie venisse assegnata alle Sezioni Unite.
La S.C. ha ora stabilito che «nel contratto di assicurazione della responsabilità civile  la clausola che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo, preventivamente individuati (c.d. claims made mista o impura) non è vessatoria; essa, in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al d. lgs. n. 206/2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; la relativa valutazione, da effettuarsi dal giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata».

Ma avremo modo di riparlarne sulla Rivista di Diritto Maceratese.

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