Contratto di conto corrente ed illegittimità degli interessi ultralegali, della C.M.S. e della capitalizzazione trimestrale degli interessi (Trib. Chieti 16-10-2015) – Francesca IPPOLITI

La nostra Rivista di Diritto Maceratese pubblica un nuovo contributo della Collega Francesca Ippoliti in tema di diritto bancario prendendo le mosse da una recentissima pronuncia del Tribunale di Chieti.

Buona lettura!

Tribunale Chieti, sentenza n°584 del 16 ottobre 2015 – contratto di conto corrente ed illegittimità degli interessi ultralegali, della C.M.S. e della capitalizzazione trimestrale degli interessi – Restituzione delle somme da parte della banca

In tema di contratto di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono mai dovuti gli interessi ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza”, le commissioni di massimo scoperto e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000, in assenza di espressa pattuizione e pari periodicità (conf. Cass. Civ., Sez. U., 9653/’01).

Commento a cura dell’Avv. Francesca Ippoliti

Il comma 629 della Legge di Stabilità 27/12/2013 n.°147 ha riformulato l’art. 120 T.U.B. 2° comma, precisando, alla lett. b) che “gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale“.

L’art. 120 TUB, così straordinariamente riformulato, ha però sollevato tali e tanti dubbi interpretativi che solo la dirompenza e l’autorevolezza delle 2 ordinanze collegiali emanate il 25 marzo ed il 2 aprile 2015 dal Tribunale di Milano potevano dissiparli.

Il Tribunale meneghino ha pragmaticamente evidenziato che la previsione legislativa, ancorché generica, è tuttavia sufficiente ad inibire la prassi applicativa del calcolo di interessi su interessi. Pertanto l’anatocismo bancario va dichiarato incontrovertibilmente vietato dalla legge a partire dal 1° gennaio 2014.

Dello stesso tenore l’ordinanza del 3 aprile 2015 con cui il Tribunale di Milano ha precisato che il divieto di capitalizzazione contenuto nel novellato art. 120 TUB abbia carattere di normativa speciale e più rigorosa rispetto a quella dettata dall’art. 1283 c.c., norma che dal 2014 viene derogata capovolgendo di fatto la disciplina previgente. 

Inizialmente isolati, i provvedimenti del Tribunale di Milano hanno ottenuto visto di prestigio dall’intervento della Suprema Corte che, con la sentenza n.° 9127/2015 depositata il 6 maggio 2015 ha definitivamente stabilito il divieto di applicazione della capitalizzazione degli interessi: la Suprema Corte ha definito questa prassi di calcolo applicata dalla banche “arbitraria”, priva di giustificazione, storica e giuridica.

Nel caso di specie trattato dal Tribunale di Chieti, oltre ad essere stato riconosciuta la valenza degli interessi moratori ai fini del calcolo della soglia d’usura, è stata sancita l’indeterminatezza del tasso applicato dalla banca al cliente avendo la stessa banca riportato nel contratto un “Indicatore sintetico di costo” inferiore al suo valore effettivo. Consuetudine, questa, diffusa tanto quanto (e forse di più del-) la applicazione degli interessi anatocistici.

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