Diniego di autorizzazione paesaggistica su motivazione astratta: illegittimo (TAR Umbria Perugia, 30.11.17, n. 744) – Morena LUCHETTI

di Morena LUCHETTI

TAR UMBRIA PERUGIA 30 NOVEMBRE 2017 N. 744
E’ illegittimo il diniego di autorizzazione paesaggistica fondato su motivazione “astratta”
E’ quanto hanno stabilito i Giudici perugini nell’esaminare il ricorso di un soggetto proprietario di un casale sito in zona agricola vincolata, destinato ad essere ristrutturato e adibito a residenza principale.

Il Comune di Perugia, soggetto titolare della funzione di tutela del paesaggio, richiede alla Soprintendenza il relativo parere (vincolante) sottoponendole il progetto relativo a demolizione e ristrutturazione di un antico casale al fine di consentire all’interessato di avviare i lavori. Lo “stop” arriva dall’ente soprintenditizio il quale assegna essenzialmente a n. 3 categorie di “ragioni” l’essenza del diniego:
1. in contrasto con le motivazioni decretate con il D.G.R. n. 566 del 03.02.1994 che ha dichiarato l’area di notevole interesse pubblico;
2. non essere finalizzato ad un miglioramento della qualità paesaggistica complessiva dei luoghi, in quanto determina una:
• modificazione della morfologia del luogo
• modificazione dello skyline naturale o antropico
• modificazione dell’assetto percettivo, scenico e panoramico
• modificazione dell’assetto insediativi storicizzato
3. essere elemento di alterazione del paesaggio configurandosi come una:
• eliminazione delle relazioni visive simboliche di elementi con il contesto paesaggistico
• concentrazione di interventi aventi particolare incidenza paesaggistica
• deconnotazione del sistema paesaggistico

Invero, il decreto regionale richiamato non contiene vincoli specifici, limitandosi a dichiarare l’area (su cui insiste il fabbricato) di notevole interesse, e ad estendere ad altre zone il vincolo “generale” di tutela paesaggistica senza, però, indicazione puntuale delle “ragioni” in base alle quali l’eventuale intervento costruttivo avrebbe dovuto qualificarsi come non compatibile con il predetto vincolo. In altri termini, a livello regionale la sola previsione vincolante che risulta è quella dell’inclusione dell’area tra quelle sottoposte a vincolo, senza, però, ulteriore specificazione in ordine ai “motivi” per i quali gli interventi debbano ritenersi lesivi del paesaggio.
Tali ragioni, e i criteri a cui le stesse debbano fare riferimento, avrebbero dovuto, infatti, trovar sede nel parere emesso dalla Soprintendenza, che non può, a pena di illegittimità del proprio operato, scandire la decisione attraverso il semplice richiamo al decreto regionale ed alle motivazioni in esso contenute.

Il TAR ribadisce che il parere non riporta le concrete ragioni per cui il progetto di parte ricorrente si connoterebbe quale elemento di alterazione del paesaggio alla luce delle rilevate modificazioni della morfologia del luogo, dello skyline naturale, dell’assetto percettivo, in relazione alle quali non risulta essere stato allegato alcun elemento fattuale e/o di specifica circostanza che possa far ragionevolmente concludere in tal senso, anche alla luce del pregresso parere favorevole espresso al riguardo dalla Commissione Comunale per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio […] e delle autorizzate ristrutturazioni di immobili limitrofi a quello in questione.
Risulta, infatti, che oltre a non essere “calibrato” sull’immobile e sulle sue caratteristiche progettuali, il diniego sia anche in contrasto con il pregresso parere comunale e, soprattutto, con altri pareri – in quel caso favorevoli – espressi per progetti di immobili praticamente contigui ma di maggiori impatto e fortemente invasivi.
Anche sotto tali aspetti, dunque, il parere avrebbe dovuto rispettare uno “sforzo motivazionale” maggiore, abbandonando motivazioni “apodittiche” o “astratte”.

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