GIUDIZIO ABBREVIATO: se il giudice ritiene il fatto accertato in sentenza diverso da quello indicato nell’imputazione deve restituire gli atti al PM (Trib. Macerata, Sez. GIP/GUP, 16.9.2015, Est. Domenico POTETTI)

Ringraziamo sentitamente il Dott. Potetti per il contributo assai gradito, ricco di riferimenti giurisprudenziali.

Buona lettura!

TRIBUNALE DI MACERATA, Sezione GIP / GUP, 16 settembre 2015, Giudice Domenico Potetti, imp. I. S.

Anche in sede di giudizio abbreviato, il giudice che ritenga il fatto accertato in sentenza diverso rispetto a quello indicato nell’imputazione deve restituire gli atti al pubblico ministero.

Il principio di necessaria correlazione tra accusa e sentenza, avendo lo scopo di assicurare il contraddittorio sul contenuto dell’accusa e, quindi, il pieno esercizio del diritto di difesa dell’imputato, non può ritenersi violato da qualsiasi divergenza rispetto all’accusa originaria, ma soltanto nel caso in cui la divergenza sia tale da pregiudicare il diritto di difesa dell’imputato (fattispecie in cui nell’imputazione era stata contestata erroneamente la detenzione di cocaina, mentre in realtà si trattava di eroina, ed il giudice ha negato che si fosse trattato di fatto diverso in senso tecnico).

MOTIVI DELLA DECISIONE

Si provvedeva a costituire il rapporto processuale.

Veniva richiesto e disposto il giudizio abbreviato.

All’esito del rito le parti concludevano come segue (in sintesi):

– il Pubblico Ministero chiede: condannarsi l’imputato alla pena di anni sette e mesi due di reclusione ed euro 28.000 di multa; espulsione dal territorio nazionale e sequestro conservativo del denaro ritrovato.

– la Difesa chiede: pena entro i minimi edittali e restituzione del denaro alla coimputata.

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1) I fatti in sintesi.

Dovendo dare esecuzione a un decreto di perquisizione personale e locale e contestuale sequestro e relativa informazione di garanzia emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, a carico di …, la PG si portava in ….

Avuto accesso all’abitazione, si portava a conoscenza la signora… delle motivazioni dell’intervento, e si richiedeva la presenza dei due interessati.

La… riferiva che… si trovavano all’interno della propria camera da letto.

Nel frattempo… veniva incontro alla PG, mentre… tentava frettolosamente di alzarsi, ma veniva bloccato dagli operanti, i quali gli intimavano di stare fermo.

Il predetto si trovava seduto all’interno del letto, con una coperta che lo copriva dalla vita in giù; egli aveva di fatto aperto la finestra della camera da letto posta a pian terreno, verosimilmente per tentare la fuga.

Al medesimo… veniva quindi richiesto di alzarsi, al fine di procedere a perquisizione personale e locale.

Il giovane, evidentemente nervoso e agitato, continuava a tenersi saldamente stretta a sé la coperta all’altezza del bacino, e contestualmente chiedeva ai presenti di uscire, perché si doveva infilare i pantaloni.

Ribaditogli dagli operanti che da parte loro non vi erano problemi di imbarazzo, il… veniva invitato ad alzarsi alla loro presenza.

Tenuto conto che il ragazzo perseverava in modo insistente nella sua richiesta, considerato che questi poteva effettivamente occultare all’interno del letto della sostanza stupefacente, egli veniva scoperto, rimuovendo la coperta che lo copriva dalla cintola in giù.

Veniva così accertato che il giovane nascondeva all’altezza dei genitali un sacchetto in plastica riciclabile, riportante la scritta stampata “ok shoppers a strappo per reparto“, con all’interno della sostanza in polvere di colore panna che evidenziava il caratteristico odore della cocaina, come effettivamente ammesso sia da… che dalla …, la quale nel frattempo, essendo entrata in camera da letto, senza richiesta alcuna, dichiarava che la sostanza stupefacente rinvenuta era sua.

Dopo aver adempiuto alle formalità di rito, si procedeva alla perquisizione personale dei due e successivamente si dava seguito a detta operazione nell’intero stabile.

In particolare, all’interno della camera da letto, dove i due giovani stavano dormendo, si rinvenivano i seguenti oggetti che evidenziavano l’attività di confezionamento per il successivo spaccio dello stupefacente:

omissis

Sulla persona di… la perquisizione veniva eseguita, con esito negativo, da personale femminile, ma la… dichiarava spontaneamente che la sostanza rinvenuta era di sua esclusiva proprietà; ma invece… udito ciò, riferiva spontaneamente che la sostanza stupefacente era di sua … proprietà.

Tutta la sostanza stupefacente rinvenuta veniva sottoposta ad accertamento qualitativo con idoneo dispositivo narcotest disposakit in dotazione al Nucleo Operativo di…, che dava esito positivo ai reagenti della sostanza stupefacente di tipo cocaina.

Anche la somma contante di denaro di 1.870 (milleottocentosettanta) veniva sottoposta a sequestro nei confronti della…

Giova aggiungere che gli accertamenti analitici poi eseguiti sulla sostanza stupefacente rinvenuta appuravano trattarsi di un miscuglio a base di eroina (non cocaina), con una percentuale di purezza pari al 16,6 %, equivalente a milligrammi 28.020,8 di eroina pura.

In sede di convalida dell’arresto la… riferiva finalmente che lo stupefacente rinvenuto era di proprietà dell’…, il quale lo aveva nascosto nei propri vestiti e nell’armadio; che il materiale rinvenuto (bilancino, carta stagnola, ritagli, ecc.) veniva utilizzato da… per confezionare le dosi che poi avrebbe venduto (ma era da diverso tempo che non spacciava).

In sede di convalida dell’arresto… ammetteva di avere acquistato lo stupefacente il giorno prima dell’arresto verso le cinque del pomeriggio da un soggetto che descriveva sommariamente; che l’accordo con costui era che… l’avrebbe dovuto vendere e solo successivamente l’avrebbe pagato; che la… non c’entrava nulla, anche se sapeva che lui spacciava.

2) La questione di responsabilità penale.

2.1 Non si pongono reali questioni in tema di responsabilità penale dell’imputato qui giudicato.

Egli è stato colto nella flagranza della detenzione di un quantitativo notevole di eroina, chiaramente incompatibile con la destinazione all’uso personale, anche considerando il suo stato di disoccupato (che non consente di concepire una scorta di quel valore per l’uso personale).

Egli inoltre ha confessato l’appartenenza a sé stesso della sostanza, oltre che la destinazione della medesima allo spaccio.

2.2 Piuttosto appare opportuno affrontare e risolvere brevemente una questione di rito.

Per un probabile errore materiale, l’imputazione riporta menzione dello stupefacente del tipo cocaina.

Ma gli accertamenti analitici hanno chiarito (prima dell’esercizio dell’azione penale) che si tratta di eroina.

Vi è impossibilità, nel giudizio abbreviato, di modificare l’imputazione (v. art. 441 comma 1 c.p.p.).

In proposito (v. C. cost., n. 378-97) si è affermato che nel giudizio abbreviato il giudice deve esprimersi con riferimento ai reati per i quali è stata esercitata l’azione penale.

Che ove dagli atti emerga un reato concorrente o una circostanza aggravante (ma non vi è motivo per distinguere rispetto all’ipotesi del “fatto diverso”), il giudice non può respingere per questa ragione la richiesta di giudizio abbreviato.

Potrà eventualmente, nella sentenza emessa in esito al giudizio abbreviato, disporre la trasmissione degli atti al PM perché eserciti l’azione penale per il reato concorrente.

Anche nel caso in cui il fatto risulti diverso rispetto a quello contestato, il giudice è abilitato, in applicazione del principio generale della correlazione tra accusa e sentenza, a restituire gli atti al PM (v. in tale senso, con riferimento al caso in cui la diversità del fatto emerga in esito all’udienza preliminare, C. cost. n. 88-94, ove si fa riferimento alla disciplina apprestata dall’art. 521, co. 2, c.p.p.).

Diversamente opinando, il giudice si troverebbe nell’impossibilità di decidere sia sul fatto diverso, sia su quello descritto nell’imputazione.

In astratto, quindi, questo giudice potrebbe rimettere gli atti al pubblico Ministero.

Occorre però chiedersi se, nel caso che ci occupa, si tratti effettivamente di “fatto diverso” rispetto a quello di cui all’imputazione (eroina, e non cocaina).

Ebbene, in modo del tutto condivisibile, a proposito del principio di necessaria correlazione tra accusa e sentenza (la cui violazione produce una nullità intermedia: v. Cass., n. 31436-12), le norme che disciplinano le nuove contestazioni, la modifica dell’imputazione e (appunto) la correlazione tra imputazione contestata e sentenza, avendo lo scopo di assicurare il contraddittorio sul contenuto dell’accusa e, quindi, il pieno esercizio del diritto di difesa dell’imputato, vanno interpretate con riferimento alle finalità alle quali sono dirette, e quindi non possono ritenersi violate da qualsiasi modificazione rispetto all’accusa originaria, ma soltanto nel caso in cui la modificazione dell’imputazione pregiudichi la possibilità di difesa dell’imputato.

In altri termini, poiché la nozione strutturale di “fatto”, contenuta nelle disposizioni in questione, va coniugata con quella funzionale, fondata sull’esigenza di reprimere solo le effettive lesioni del diritto di difesa, il principio di necessaria correlazione tra accusa contestata (oggetto di un potere del p.m.) e decisione giurisdizionale (oggetto del potere del giudice) risponde all’esigenza di evitare che l’imputato sia condannato per un fatto, inteso come episodio della vita umana, rispetto al quale non abbia potuto difendersi (v. Cass., Sez. IV, n. 41663-05, in C.E.D. Cass., RV 232423).

In tal senso si è anche ritenuto che la contestazione del fatto non deve essere ricercata soltanto nel capo di imputazione, ma deve essere vista con riferimento a ogni altra integrazione dell’addebito che venga fatta nel corso del giudizio e sulla quale l’imputato sia stato posto in grado di opporre le proprie deduzioni (v. Cass., n. 6687-09-10).

Nello stesso senso si è ritenuto che la violazione dell’obbligo di correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza, non si verifica quando l’accusa venga precisata o integrata con le risultanze degli interrogatori e degli altri atti acquisiti al processo, e in particolare quando il fatto ritenuto in sentenza, quantunque diverso da quello contestato, sia stato prospettato dallo stesso imputato come elemento a sua discolpa ovvero per farne derivare un’ipotesi di reato meno grave, atteso che, avendo in tal caso il medesimo imputato apprestato la necessaria difesa in relazione alla diversa prospettazione del fatto volontariamente offerta, non è dato riscontrare quella violazione al diritto di difesa conseguente alla trasformazione o sostituzione dell’addebito che la norma intende sanzionare (Cass., n. 20118-10).

Trasposti questi assunti della giurisprudenza (assolutamente condivisibili) nel caso concreto che ci occupa, non pare proprio di poter rinvenire (nella divergenza de qua) una lesione del diritto di difesa.

Infatti, le due sostanze stupefacenti hanno il medesimo trattamento normativo.

Ma soprattutto, trattandosi di una sola sostanza trattata, acquistata e poi sequestrata dalla PG (senza possibilità di equivoco), l’imputato ben sapeva di quale sostanza si trattava, e su di essa ha potuto difendersi rendendo interrogatorio nell’udienza di convalida dell’arresto.

Infine, la reale natura della sostanza è stata accertata in atti, prima dell’esercizio dell’azione penale.

In conclusione, può essere emessa sentenza di condanna per il fatto concretamente accertato, e cioè per la detenzione di eroina.

Omissis

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