L’anima nello sport – Lorella CERQUETTI, psicoanalista

  • Febbricitante, la Dott.ssa Lorella Cerquetti non ha potuto prendere parte alla tavola rotonda dell’atteso convegno “Lo Sport è un diritto“, organizzato dal nostro Consiglio dell’Ordine e programmato presso il Palas di Civitanova Marche per venerdì scorso, 12 febbraio 2016, ma ci ha egualmente inviato il testo che avrebbe costituito la traccia del suo intervento.

Presentarla quale psicanalista di successo è restrittivo e limitativo: per chi ama la musica il nome di Lorella è sinonimo di testi di canzoni dei Nomadi.

Nessuno lo ricorda mai e Lorella talvolta lo tiene ben celato ma molte atmosfere e nuovi sound della storica band sono frutto della ispirata penna di costei.

Ecco il testo che ci ha inviato e per il quale la ringraziamo, in attesa della prossima volta in cui potremo elevarci con il pensiero al suono delle sue espressioni.

(Paolo M. Storani)

Brevi accenni alle differenze tra Psicologia dello Sport e Psicoanalisi – Lorella CERQUETTI

La psicologia dello sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici processi cognitivi e intrapsichici dell’individuo, il comportamento umano individuale e di gruppo, i rapporti tra il soggetto e l’ambiente, gli aspetti sociali, pedagogici e psicofisiologici dello sport.

Per definizione e necessità essa trae ispirazione e contenuto da molteplici discipline, dalla medicina alle scienze motorie.

La Psicologia dello sport si è specializzata nell’ambito della preparazione mentale e sulle abilità che possono essere incrementate nello sportivo, vale a dire l’attenzione, la concentrazione, la motivazione, la gestione dello stress e dell’ansia ed altro.

La psicoanalisi è la teoria dell’inconscio. Nell’indagine dell’attività mentale umana essa si rivolge soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza. Al di sotto della superficie. Là dove hanno origine le nostre azioni. Là dove ha origine l’ansia, la disattenzione, lo stress, la mancanza di motivazione, l’attenzione ecc.

Poco più del 5% dei nostri pensieri e gesti è controllato dalla coscienza, il resto 95% ci sfugge. E’ come dire che non siamo padroni in casa nostra.  L’attività sportiva è un’attività che coinvolge il corpo, ma anche la mente e le sue emozioni, quindi coinvolge pienamente l’inconscio.

Ci sono conflitti inconsci, ad esempio che sfociano in somatizzazioni gravi e improvvise durante la gara, o poco prima.

Gli infortuni sono spesso l’espressione di un conflitto profondo che non ha avuto la possibilità di vedere “la luce” attraverso il pensiero, la mentalizzazione.

L’unica possibilità che l’anima ha per esprimersi è quella di far parlare il corpo. L’equilibrio sta nel silenzio del corpo. Ma quando qualcosa nel sottosuolo della nostra anima ribolle, il corpo si fa portavoce.

E’ necessario quindi approfondire questi aspetti per comprendere in profondità il progetto inconscio di ogni Anima/Psiche.

Non di rado capita di vedere atleti che si impegnano allo spasimo per raggiugere una meta, un risultato, fino a che a causa di “un passo falso” buttano all’aria una carriera. In quel caso il progetto inconscio è il boicottaggio.

Ci sono atleti il cui unico obiettivo è vincere, superare i propri limiti fisici per vincere, dove vincere può significare ad esempio rimanere vivo negli occhi del padre, (Agassi) se, malauguratamente questo incantesimo si spezza, improvvisamente l’atleta crolla. L’atleta del nostro esempio non si è mai goduto una gara. Doveva vincere per sopravvivere. il bisogno di essere amato in questo caso, costringe alla lotta. All’identificazione con l’Eroe che torna dalla battaglia vincitore e degno di lode. La vita diventa una guerra, per sostenersi di fa uso di sostanze stupefacenti e il doping dilaga.

L’atleta a volte perde di vista la bellezza autentica del “viaggio”, è schiacciato dalla pressione, dalle aspettative della famiglia, dello sponsor, o anche dalle proprie aspettative e dalla paura del fallimento, dove fallire vuol dire perdere tutto, gli onori, la gloria, una ferita narcisistica insostenibile, molti atleti per non attraversare questo dolore vendono l’anima al doping, alle sostanze eccitanti per superare la depressione causata dall’insuccesso.

Come si affronta una gara è un po’ metafora di come si affronta una difficoltà nella vita, come si affronta un infortunio così, allo stesso modo si affronta la vita e viceversa.

Il corpo è la porta verso l’inconscio e l’inconscio è l’anima delle cose.

E’ importante comprendere il senso che anima un’attività sportiva. Si può praticare uno sport, anche ad altissimi livelli, per sottrarsi al corpo, a se stessi, per non esserci e per non pensare, oppure si puo praticare uno sport abitando il proprio corpo, facendo dialogare la mente e il corpo.

Più che mai in questo periodo si sente l’esigenza di dedicarsi al corpo, in senso estetizzante, si fa un gran parlare del corpo, ma pochi lo abitano davvero.

Il corpo può essere una porta verso l’inconscio, uno strumento che aiuta a riflettere su di sé e imparare come gestire le proprie energie, a direzionare la nostra libido.

Ascoltare il corpo non è mai semplice ma necessario per rimanere vivi e “in sè“.

E’ necessario ridare importanza alla coppia di opposti, psiche e corpo, ricomponendola operando una vera e propria coniunctio oppositorum allo scopo di scongiurare: meccanismi di difesa inadeguati durante l’attività sportiva, cattiva elaborazione dell’aggressività, abbandono sportivo precoce, il bourn-out dell’atleta e dell’operatore, gli ostacoli al successo o alla buona performance, gravi problemi di doping, ansia da prestazione, bullismo e problemi alimentari legati alla bulimia e anoressia e non ultimi, come accennavo prima, traumi e somatizzazioni causati da una errata sublimazione dell’aggressività.

Ricapitolando, possiamo dire che il corpo è la via preferenziale di scarica delle tensioni ed è sul corpo che sono veicolate le informazioni contenute nella psiche ed è nel corpo che si esprimono tutte le emozioni.

L’inconscio cerca così di manifestarsi nel corporeo mediante una dinamica che poggia sui diversi livelli di strutturazione energetica propri del biologico (molecole, cellule, tessuti, organi, apparati, sistemi).

Nell’equilibrio della mente sta l’equilibrio del gesto sportivo e dell’esperienza sportiva positiva.

Quando la sublimazione dell’aggressività è stabilmente raggiunta e riuscita, integrandosi con l’erotismo e ponendosi con questo al servizio dell’io e delle istanze ideali si ha quella che viene chiamata peak experience o più semplicemente momento magico: in tale momento il gesto sportivo fluisce naturalmente quasi a prescindere dalla coscienza che il soggetto ha di compierlo; il gesto in certo senso si fa da sé e l’atleta è tutto nel gesto, è il gesto o vede se stesso compierlo come se fosse un altro, in una contemplazione quasi ipnotica da cui sono assenti fatica, impegno, concentrazione sulle abilità acquisite, strategie. Si potrebbe quasi dire che il soggetto si fa tutto corpo e il corpo si sublima nel mentale, ritrovando la comune origine energetica, con i giusti stimoli, cioè con la libera circolazione delle informazioni tra la mente e il corpo ed una perfetta cibernetica psicobiologica.

Ovviamente questo tipo di risultato è un punto di arrivo, la conclusione di un lungo lavoro compiuto sul corpo e sulla mente.

Dott.ssa Lorella Cerquetti

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail