L’art. 1815, 2° co., c.c. opera anche se solo il tasso di mora convenuto supera il tasso soglia – Paola FORMICA

L’art. 1815 2° comma c.c. opera anche se solo il tasso di mora convenuto supera il tasso soglia

L’ordinanza della Cassazione dello 04/10/17 chiarisce che il superamento del tasso soglia anche solo per la pattuizione relativa al tasso di mora implica l’applicazione l’art. 1815, co. 2, c.c. che stabilisce che “se sono dovuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e ai sensi dell’art. 1 d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in I. 28 febbraio 2001, n. 24, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettiva tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore.
La fissazione di un tasso soglia al di la del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori (Cass. 04/04/03 n 5324).
Pertanto, è possibile ritenere che in applicazione di tale filone giurisprudenziale il mutuatario debba restituire solo il capitale, anche se la clausola pattizzia relativa al tasso di mora, sin dall’origine usurario, non ha mai comportato addebito di interessi moratori al mutuatario.
Tale ordinanza apre quindi la possibilità di compensare gli interessi corrispettivi e moratori pagati con le rate future per rideterminare l’importo capitale ancora dovuto per i mutui in essere, mentre per le posizioni già a sofferenza è legittimo interrogarsi sull’opportunità di richiedere la revoca della decadenza dal beneficio del termine all’istituto di credito in via stragiudiziale o promuovere un giudizio in prevenzione che accerti l’operatività nel caso specifico dell’art. 1815 comma 2 c.c..
Accertata l’usurarietà originaria del tasso convenuto, potranno essere compensate le somme dovute a titolo di capitale e quelle pagate a titolo di interessi , con un conseguente rideterminazione del debito residuo a carico del mutuatario o con l’accertamento di un credito a favore del mutuatario per indebito ex art 2033c.c.
In questa ottica, ci si sofferma a riflettere sulla portata dell’ordinanza rispetto al valore dei crediti in sofferenza messi a bilancio e al valore dei crediti cartolarizzati o ceduti alle bad bank che presentino un tasso pattizio usurario, per auspicare che sarebbe oramai condotta diligente e responsabile dell’Istituto di credito revisionare in tale ottica tutti i crediti incagliati o a sofferenza prima di effettuare le segnalazioni alla Banca d’Italia, di porli a bilancio o cederli a terzi.

Paola FORMICA

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