Le preclusioni probatorie del contribuente nel processo tributario – Marisa ABBATANTUONI

La nostra Rivista di Diritto Maceratese pubblica un contributo della Collega Marisa Abbatantuoni in tema di diritto tributario prendendo le mosse da una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, la n. 5734 del 23 marzo 2016.

Buona lettura!

Ai sensi dell’art. 32, comma 4 del DPR n. 600/1973, le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti
dell’Ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa
Il successivo comma 5, però, prevede che le cause di inutilizzabilità non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile.
La giurisprudenza Cass. Sez. Unite, sentenza n. 45/2000, aveva sancito  sostanzialmente che le preclusioni probatorie necessitavano per il loro utilizzo di un volontario rifiuto di esibizione, nonché della condotta dolosa del contribuente che aveva di fatto impedito l’ispezione della documentazione.

Recentemente inoltre una parte della giurisprudenza Cass. nn. 8539/2014, 7226/2015, 24503/2015  aveva  previsto che anche il comportamento colposo dettato da negligenza ed imperizia nella conservazione delle scritture contabili potesse legittimare l’inoperatività delle preclusioni.
A tale orientamento, tuttavia, se ne contrappone un altro sostanzialmente inverso Cass. nn. 11228 e 9745 del 2015.

In questo contesto s’inserisce la sentenza Cassazione n. 5734 del 23 marzo  2016 che ammette l’operatività delle preclusioni a favore dell’Ufficio ogni qual volta il contribuente ometta o sia tardivo nell’esibizione documentale, prescindendo quindi dalle cause sottostanti al suo comportamento e di fatto impedendo una efficace difesa avuto riguardo anche all’inapplicabilità dell’art. 58 del D. Lgs 546/1992“.

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