Nullità del contratto-quadro tra banca e cliente (Trib. Fermo, ord. 6-6-2016) – Francesca IPPOLITI

Tribunale di Fermo, ordinanza ex art. 702bis cpc nel proc. civ. 59

Tribunale di Fermo, ordinanza ex art. 702bis cpc nel proc. civ. …

/2014 del 6.6.2016
Nullità del contratto-quadro tra banca e cliente per invalida sottoscrizione da parte della banca che ha apposto un timbro ed una sigla: inammissibilità della convalida del contratto nullo ex art. 1423 c.c. Restituzione somme con interessi dalla data del default e non restituzione dei titoli.
L’accordo quadro sottoscritto dal cliente, ma non da un rappresentante della banca, che si è limitata ad apporre un timbro ed una sigla per “autentica delle firme”, è nullo per violazione dell’articolo 23 TUF, non potendo la stipulazione essere desunta, in via indiretta, da dichiarazioni di scienza o ricognitive di contenuto differente.
Dopo la stipulazione del contratto di negoziazione, gli ordini di acquisto e le operazioni di compravendita danno luogo ad atti sicuramente negoziali, ma non a veri e propri contratti, per di più autonomi rispetto all’originale contratto quadro di cui essi costituiscono attuazione ed adempimento. La nullità del contratto incide dunque sulla validità dei successivi ordini di acquisto stante anche l’esclusione di ogni forma di convalida del contratto nullo ex art. 1423 c.c..
La produzione in giudizio del contratto di negoziazione da parte della banca, non rende validi retroattivamente gli ordini di acquisto e le operazioni di compravendita de quibus, con la conseguente necessità di restituzione della somma impiegata dal cliente.
I titoli restano al cliente a titolo risarcitorio.
(conf. Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2016).

Commento a cura dell’Avv. Francesca Ippoliti
La sigla illeggibile attribuita alla banca ed apposta in un riquadro in cui compare una generica indicazione di convalida delle firme” ha la funzione di certificare la provenienza della proposta contrattuale e l’autenticità delle sottoscrizioni degli investitori, non valendo invece quale manifestazione di volontà ed accettazione della proposta da parte della banca (ccosì, già:Tribunale di Prato 14 agosto 2014; Tribunale Alba 02 novembre 2010; Tribunale di Forlì, 20 gennaio 2010; Tribunale di Torino, 05 gennaio 2010).
Del resto, con detta siglatura, l’impiegato della banca intende sostanzialmente certificare ad uso interno che la proposta contrattuale indirizzata alla banca medesima proviene in effetti dall’investitore, ma nulla di più è lecito desumere da tale forma di sottoscrizione. Se, infatti, si tiene a mente il fatto che il testo dell’incarico conferito alla banca per la negoziazione dei titoli, al di là del dato formale della sua provenienza dal cliente, in sostanza –come è noto- risulta essere redatto dalla banca stessa, se ne deve concludere nel senso che l’indicazione “convalida firme” o “timbro e firma della dipendenza” –o similari- debbano essere interpretate come una sorta di potestatio da parte della banca che, invece di sottoscrivere per accettazione la proposta apponendo la propria firma a fianco di quella dei clienti, si limita a prendere atto della provenienza della proposta da un determinato soggetto apponendo a tal fine la propria firma (rectius: sigla) in un riquadro posizionato in calce al documento, sotto la firma del cliente, con ciò andando a distinguere anche graficamente la diversa valenza da attribuire alle sottoscrizioni rispettivamente apposte dai clienti e dalla banca.
E’ evidente, pertanto, che la espressa ed inequivoca limitazione alla riferibilità della sottoscrizione della banca alla sola convalida della firma dei clienti, unitamente all’esame complessivo del testo contrattuale, porta a concludere nel senso che ad una siffatta siglatura non potrà essere attribuito significato di manifestazione di volontà della banca di accettare la proposta contrattuale formulata. Vi è quindi nullità assoluta del contratto da cui discende la nullità selettivamente invocata dal risparmiatore.

 

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