Ebbrezza: prelievo ematico per scopi sanitari e obbligo di avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere dal difensore (Trib. Fermo, 21-1-2015 – Giud. Domenico POTETTI)

TRIB. FERMO, 21 gennaio 2016, Ufficio g.i.p. / g.u.p., Giudice D. Potetti, imp. X.

In tema di guida in stato di ebbrezza, il prelievo ematico compiuto nell’ambito di ordinari protocolli di pronto soccorso, al di fuori della emersione di figure di reato e di attività propedeutiche al loro accertamento, non rientra negli atti di cui all’art. 356 c.p.p., sicché non sussiste alcun obbligo di avviso (ex art. 114 att. c.p.p.) all’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia.

In tema di guida in stato di ebbrezza, i risultati analitici già documentati dal personale sanitario e conseguiti ad un prelievo ematico effettuato per scopi sanitari, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il ricovero presso una struttura ospedaliera pubblica a seguito di incidente stradale, sono utilizzabili nei confronti dell’imputato per l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica e restando irrilevante, ai fini dell’utilizzabilità processuale, la mancanza del consenso da parte dell’imputato (al contrario, il prelievo ematico effettuato, in assenza di consenso, per fini penali e non necessario a fini sanitari, sarebbe inutilizzabile, per violazione del principio costituzionale di inviolabilità della persona).

In tema di guida in stato di ebbrezza in occasione di incidente stradale, quando la polizia giudiziaria richiede al sanitario l’accertamento del tasso alcoolemico su liquido biologico (sangue) già dal sanitario prelevato a fini sanitari, si è fuori dall’ambito di cui agli artt. 354 c.p.p. e 114 att. c.p.p., non ricorrendo i motivi di urgenza ivi previsti, trattandosi invece della generale facoltà della polizia giudiziaria di servirsi di ausiliari per atti che richiedono specifiche competenze tecniche (art. 348, comma 4, c.p.p.).

In tema di guida in stato di ebbrezza in occasione di incidente stradale, quando la polizia giudiziaria richiede al personale sanitario il prelievo ematico per fini solo penali, la mancanza di dissenso espresso da parte dell’indagato equivale ad un atteggiamento positivo (assenso) dell’interessato rispetto al prelievo, anche se verbalmente non manifestato; ma in questo caso il prelievo costituisce accertamento urgente sulla persona (pur consenziente), ex art. 354 c.p.p., e quindi deve essere dato avviso al conducente, a pena di nullità a regime intermedio, della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia, ex art. 114 att. c.p.p..

Omissis.

1) I fatti in sintesi.

Il giorno …, una pattuglia del Distaccamento di Polizia stradale di Fermo, già in servizio di vigilanza stradale, veniva inviata lungo la S. P. Veregrense, …, per un rilievo su incidente stradale con feriti.

Giunta sul posto verso le ore 06.20, l’anzidetta pattuglia procedeva ai rilievi di rito constatando che …, alla guida dell’autovettura Smart targata …, percorreva la suddetta strada provinciale con direzione di marcia centro-periferia.

Quindi, nell’effettuare la svolta a sinistra per imboccare la Via del Castello, ometteva di concedere la precedenza ad altro veicolo proveniente di fronte.

Riferisce inoltre quella polizia giudiziaria che nei confronti del conducente … (il quale era rimasto contuso, ed era stato trasportato all’ospedale di Fermo) venivano fatte le consuete richieste al fine di accertare l’eventuale guida sotto l’effetto di droghe o alcol.

Non risulta che sia stato dato l’avviso di cui all’art. 114 att. c.p.p..

Verso le ore 08.30 il suddetto personale si portava al Pronto Soccorso dell’ospedale di Fermo per meglio identificare il coinvolto …, e nella circostanza procedeva al ritiro cautelare della patente di guida.

In data 19 gennaio 2015 perveniva l’esito dei suddetti richiesti accertamenti sanitari, che evidenziavano una concentrazione alcolemica pari a 1,25 g/l.

2) Soluzione della questione di responsabilità.

2.1 Effettivamente il presente caso può essere risolto come segue, in modo non dissimile da quanto già enunciato dalla Suprema Corte (v. in tal senso Cass., n. 46386 / 2015).

Nell’atto di opposizione a decreto penale la Difesa eccepisce il mancato avviso all’imputato (in occasione del prelievo ematico necessario per l’accertamento alcoolemico di cui sopra) della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia.

Occorre quindi esaminare tale eccezione, la cui fondatezza porrebbe nel nulla l’unica essenziale prova del reato contestato.

Orbene, il comma quinto dell’art. 186 CdS prevede in particolare che per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l’accertamento del tasso alcoolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di polizia stradale, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate.

La Cassazione ha chiarito che i risultati del prelievo ematico effettuato, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il ricovero presso una struttura ospedaliera pubblica a seguito di incidente stradale, sono utilizzabili nei confronti dell’imputato per l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica e restando irrilevante, ai fini dell’utilizzabilità processuale, la mancanza del consenso (v. Cass., n. 4118 del 2009; in motivazione, la Corte ha precisato che solo il prelievo ematico effettuato, in assenza di consenso, non nell’ambito di un protocollo medico di pronto soccorso e dunque non necessario a fini sanitari, sarebbe inutilizzabile, per violazione del principio costituzionale di inviolabilità della persona; conf. Cass., n. 38537-07, n. 46988-11, n. 8041-11-12, n. 26108-12, n. 34519-12).

Su tale argomento si è anche affermato che, in tema di guida in stato di ebbrezza, il prelievo ematico compiuto nell’ambito dell’esecuzione di ordinari protocolli di pronto soccorso, al di fuori della emersione di figure di reato e di attività propedeutiche al loro accertamento, non rientra negli atti di cui all’art. 356 c.p.p., sicché non sussiste alcun obbligo di avviso (ex art. 114 att. c.p.p.) all’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia (v. Cass., n. 26822-13).

Si vuol dire che i risultati del prelievo ematico effettuato per terapie di pronto soccorso successive ad incidente stradale e non preordinato a fini di prova della responsabilità penale, bensì (appunto) a fini terapeutici, sono utilizzabili per l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, senza che rilevi la mancanza di consenso dell’interessato, dato che la polizia giudiziaria in questo caso non interviene (direttamente o mediante un suo ausiliario) sulla persona, limitandone la libertà personale, ma semplicemente chiede al personale sanitario che venga effettuato un accertamento su materiale organico già prelevato dal personale sanitario stesso per i suoi fini terapeutici.

Al contrario, per il suo carattere invasivo (compressione della libertà personale), il conducente può opporre un rifiuto al prelievo ematico richiesto dalla polizia giudiziaria e finalizzato esclusivamente ad accertare la presenza di alcol nel sangue (e cioè indirizzato a fini meramente penali), rilevando in tal caso il suo dissenso espresso (v. Casss., Sez.IV, 7 marzo 2013, n.10605; 11 febbraio 2013, n. 6755; 14 gennaio 2014, n.1522), a prescindere dagli effetti di tale rifiuto (profilo che non interessa nel presente caso).

Invece, ai fini che ci occupano è importante notare che quando la polizia giudiziaria richiede al sanitario un accertamento (del tasso alcoolemico) su liquido biologico (sangue) già dal sanitario prelevato a fini sanitari, si è fuori dall’ambito di cui agli artt. 354 c.p.p. e 114 att. c.p.p., non ricorrendo i motivi di urgenza ivi previsti.

Trattasi semplicemente della generale facoltà della polizia giudiziaria di servirsi di ausiliari per atti che richiedono specifiche competenze tecniche (art. 348, comma 4, c.p.p.).

La Cassazione infatti (n. 46386 del 2015) afferma che nel caso in cui il prelievo ematico venga eseguito nell’ambito di un protocollo medico di pronto soccorso, anche ai fini della valutazione della necessità di adeguate cure farmacologiche, non è affatto necessario, a tutela del diritto di difesa, che l’interessato venga avvertito della facoltà di nominare un difensore.

2.2 Diverso è il caso in cui i sanitari abbiano ritenuto di non sottoporre il conducente a cure mediche e a prelievo ematico.

Per inciso, non essendovi prova contraria, questo è il caso che ci occupa, nel quale non emergono necessità terapeutiche del prelievo ematico o di altro liquido biologico.

In questo caso la richiesta degli organi di P.G. di effettuare coattivamente l’analisi del tasso alcoolemico, in presenza di un dissenso dell’interessato, sarebbe illegittima.

A tale proposito basti ricordare (l’argomento ci porterebbe fuori delle necessità del presente caso) che l’ultimo periodo del comma terzo dell’art. 354 c.p.p., aggiunto dall’art. 104 ter del d.l. 27 luglio 2005, n. 144, conv. in l. 31 luglio 2005, n. 155 (e che recitava «Se gli accertamenti comportano il prelievo di materiale biologico, si osservano le disposizioni del comma 2-bis dell’articolo 349»), è stato soppresso dall’art. 27 della l. 30 giugno 2009, n. 85, che ha introdotto, com’è noto, una nuova disciplina della materia.

Si può comunque convenire (per quanto riguarda il nostro caso; v. Cass., Sez. IV, 16 maggio 2012, n.26108), sul fatto che la mancanza di dissenso espresso equivale ad un atteggiamento positivo (assenso) dell’interessato rispetto al prelievo, anche se verbalmente non manifestato.

Inoltre (ed è quanto ci interessa nel nostro caso, in cui non risulta il dissenso dell’imputato al prelievo), ove si tratti di prelievo effettuato solo per la verifica del tasso alcoolemico e non nell’ambito di un protocollo sanitario (quindi solo a fini penali, ex art. 348 comma 4, c.p.p.), esso costituisce accertamento urgente sulla persona (pur consenziente), ex art. 354 c.p.p., e quindi deve essere dato avviso al conducente (come anche nel nostro caso) della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia, ex art. 114 att. c.p.p..

Anche secondo le Sezioni Unite (sent. n. 5396 del 2015), l’avvertimento del diritto all’assistenza difensiva, di cui all’art. 114 att. c.p.p. (che per il tramite dell’art. 356 c.p.p. richiama gli accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone, di cui all’art. 354 c.p.p.), è riferibile pure agli accertamenti eseguiti dalla P.G. sul tasso alcolemico del conducente di un veicolo ai fini della verifica dell’eventuale stato di ebbrezza.

Si potrebbe obiettare che non vi sarebbe luogo per garanzie previste dal codice di rito penale, se (pur in caso di incidente stradale) non vi sia alcun indizio di guida in stato di ebbrezza, sicché l’organo di polizia si muoverebbe in un ambito (la generica vigilanza) di natura ancora amministrativa, secondo la linea di confine tracciata dall’art. 220 att. c.p.p. .

Ma le Sezioni Unite (Sez. un. n. 45477 del 2001, in C.E.D. Cass, RV 220291), ritennero che il significato dell’espressione “quando… emergano indizi di reato” (contenuta nell’art.220 att. c.p.p. e tesa a fissare il momento a partire dal quale, nell’ipotesi di svolgimento di ispezioni o di attività di vigilanza, sorge l’obbligo di osservare le disposizioni del c.p.p. per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire ai fini dell’applicazione della legge penale) deve intendersi nel senso che presupposto dell’operatività della norma sia non l’insorgenza di una prova indiretta quale indicata dall’art.192 c.p.p., bensì la sussistenza della mera possibilità di attribuire comunque rilevanza penale al fatto che emerge dall’attività (vigilanza) amministrativa e nel momento in cui emerge.

E’ quanto avviene nel nostro caso (richiesta al personale sanitario di prelievo di liquido biologico a fini penali).

Non resta quindi che concludere nel senso che quando la polizia giudiziaria chiede al sanitario di effettuare un prelievo di sangue sul conducente consenziente (e nel caso che ci occupa così pare che sia) deve comunque dare l’avviso al conducente stesso, ex art. 114 att. c.p.p. .

Ciò non risulta essere stato fatto nel nostro caso.

2.3 Quanto poi al momento utile per sollevare la relativa eccezione di nullità intermedia, le Sezioni Unite (sent. n. 5396 del 2015) hanno stabilito il vigore della regola generale, per cui le nullità a regime intermedio verificatesi prima del giudizio non possono essere più dedotte dopo la deliberazione della sentenza di primo grado (art.180 c.p.p., richiamato dall’art.182, comma 2, secondo periodo, c.p.p.).

Con ciò le Sezioni unite hanno superato e smentito le affermazioni giurisprudenziali secondo le quali la nullità in parola sarebbe sanata e non più deducibile se non dedotta dall’interessato all’accertamento prima ovvero immediatamente dopo il compimento dell’atto, non ricorrendo (asseritamente) facoltà processuali comportanti cognizioni tecniche professionali proprie del difensore.

Deve invece escludersi, secondo le Sezioni Unite n. 5396 del 2015, che una qualsiasi nullità debba essere personalmente eccepita, a pena di decadenza, dal soggetto indagato o imputato, non solo nell’immediatezza dell’atto nullo ma anche successivamente, poiché tale soggetto non ha, o si presume per postulato legale che non abbia, le conoscenze tecniche indispensabili per apprezzare che l’atto o il mancato atto sia non rispettoso delle regole processuali, e per di più che egli debba attivarsi per eccepire ciò entro termini previsti a pena di decadenza.

Da ciò la tempestività, anche nel nostro caso, di tale eccezione, sollevata in sede di opposizione a decreto penale.

In conclusione e riassumendo: nei limiti di quanto emerge dagli atti si può dire che l’imputato fu consenziente al prelievo ematico richiesto dalla polizia giudiziaria alla struttura sanitaria, e finalizzato (in atti non emerge il contrario) all’accertamento di un eventuale reato (artt. 186 o 187 del CdS).

Tuttavia non risulta che gli sia stato dato l’avviso di cui all’art. 114 att. c.p.p..

Ne è conseguita la nullità (intermedia) dell’accertamento.

La nullità è stata tempestivamente eccepita.

Non si ravvisano altri elementi utili all’accusa, oltre all’accertamento nullo.

Ne consegue l’assoluzione dell’imputato come in dispositivo.

Omissis.

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